Lo Staff di Bagolino ringrazia e rimane vostra disposizione per ogni esigenza.       
     
     
Contatore Visite: 6428
Eventi
Archivio Eventi
Foto Eventi
Bagolino in foto
Alberti Giuseppe
Trivella Giuseppe
Sbardolini Federico
Mondini Gianluigi
News
Archivio News
Calendario Manifestazioni
Abraxas
Il Comune Informa
Bandi
OdG Cons. Comunale
Il Comune
Info Generali e numeri utili
Il Sindaco e gli Assessori
Il Consiglio Comunale
Scrivi al Comune
Operazione Trasparenza
Delibere
PGT
V.A.S.
Uffici e Servizi
Struttura Organizzativa
Orari di Apertura
Modulistica e Autocertificazioni
Regolamenti
Aree Tributi
Codice disciplinare
La Storia
Cenni Storici
Le Chiese
Turismo e Commercio
Turismo
Alberghi e Ristoranti
Attività Economiche
Il Bagòss
Il Carnevale
La cucina locale e le ricette
Fiere Locali
Sport e Tempo Libero
Associazioni
Escursioni
Impianti Sportivi e Parchi
Lake Swim
Cultura
La Biblioteca
La Scuola
Associazioni
Gemellaggio con Oettingen
Gemellaggio con Mozac
Le Poesie
Pubblicazioni su Bagolino
Area Sociale
Iniziative
Associazioni
 
 
TURISMO E COMMERCIO - Il Bagoss

Produzione del BagossEl Bagòss: formaggio tipico di Bagolino

Formaggio locale dal gusto particolare e caratteristico noto ed elogiato, come ricorda il Cocchetti già nel 1858. Il “bagòss”, oggetto da sempre di favorevoli apprezzamenti, venne premiato all’Esposizione che si tenne a Milano, nel lontano 1874, in persona di G. Scalvini detto “Zorzara”. L’inconfondibile gusto del “bagòss”, è dovuto al foraggio che cresce sui pascoli di Bagolino, ed in particolare sui monti di Vaia, Bruffione, della Misa e del Maniva. L’esperto malghese precisa che i pascoli dovrebbero essere ingrassati solo con letame.
Le mie “guide” aggiungono, richiamandomi l’importanza di questo particolare, che il foraggio raccolto nei prati del “solìf”, cioè nei prati esposti al sole, dà un latte che dovrebbe sede messo, durante la cottura, ad un fuoco vivo e violento perché il foraggio che ha data il lette è “forte”. L’erba che è cresciuta nei prati del “Vac” ovvero nei pascoli esposti all’ombra, dà un latte che necessita di fuoco più dolce e continuo per essere portato alla giusta temperatura.
Come si ottiene questo formaggio da buongustai, che anche ai non intenditori lascia un bouquet nuovo, diverso da tutti gli altri formaggi, sempre tentatore ed invitante?
La pratica dà quel tocco particolare ed inimitabile. I montanari hanno appreso dalla tradizione che il “bagòss” in concreto nasce così:

  • Si prende il latte appena munto e si filtra attraverso rami di “daze” (rami di conifere) che vengono messi sul fondo del “cul”, il secchio con il fondo bucato. Quindi si riempiono le “mèstèle”, mastelli di legno;
  • Dopo averlo lasciato riposare per un giorno ed una notte, il latte viene delicatamente “spannato” con le “bazie” (scodelle di legno) o con un recipiente di rame forato, “mènèstèr forà”; la panna tolta si mette nella macchina a manovella per fare il burro.
  • Il latte viene versato nella “chèlderè” che è appesa ad un marchingegno mobile detto “segàgn” e quindi si accende il fuoco;
  • Il casaro comincia a mescolare il latte con la “resolè”, rotella di legno a manico lungo, facendo attenzione ad allontanare o avvicinare il “segàgn” dal fuoco in modo da mantenere sempre la temperatura voluta. Quando la “massa” raggiunge i 37 gradi, il paiolo viene tolto dal fuoco per aggiungervi il caglio in polvere. Per fare il caglio una volta si adoperavano i testicoli di vitello fatti essiccare tenendoli appesi alla cappa; quando erano ben essiccati venivano ridotti in polvere e aggiunti al latte.
  • Dopo aver unito il caglio si attende un’ora. Il mandriano prova la consistenza della cagliata con un soffio (il vecchio casaro mi spiega che il soffio deve provocare tre cerchi, tre rughe e allora la cagliata è pronta) poi, raggiunta la giusta densità, la cagliata viene sminuzzata, una prima volta, con la “trizè” o la “lira” specie di cetra a fili d’acciaio. Con la “spina”, altro strumento che serve a sminuzzare ulteriormente la cagliata, la massa lattiginosa viene ridotta in granuli più piccoli. Il tutto viene rimesso sul fuoco e mescolato con la “resolè”; la cagliata è ormai in briciole.
  • L’esperto casaro allora attende che il “formaggio” si leghi insieme (la temperatura ha raggiunto i 48 gradi) indi toglie il paioli dal fuoco.
  • Quando il formaggio novello ha raggiunto la giusta consistenza, facendo cioè presa e legandosi in una sola massa, viene estratto dalla caldaia con una bacinella di legno e poi tagliato in pezzi “macellato” e premuto nella “fascera” di legno che serve a modellare il “bagòss”.
  • La “fascera” viene portata nel “rèolt” (locale apposito) e qui, dopo i riti della salatura in superficie e delle rivoltature, la forma di formaggio è pronta per la stagionatura che dura ben tre anni. Non mancano in questa fase oliature, raschiature, rivoltamenti ed assaggi, con l’ago zigrinato, per giudicarne il gusto. Per avere una forma di formaggio “bagòss” (15-16 Kg), occorrono circa tre quintali di latte.

Dice il Veronelli, famoso gastronomo, che il “bagòss” è così: “pesante e rigoroso già nella forma, si sprigiona nel taglio alto il profumo largo e penetrante… ha un sapore forte, saldo, gustoso. Fosse in Francia, che dico in Francia, in Olanda, in Danimarca, in Teutonia, formaggio simile avrebbe denominazione e protezione di mercato”.

Il lavoro continua...
Tolto il formaggio si rimette il paiolo sul fuoco con il “mòl”, che è il liquido – siero rimasto e si fa scottare. Con la sostanza che affiora si faranno i “fioricc” e la ricotta “puinè”. Se il siero è di capra si otterranno dei “puinì”.
Il mandriano lava le “mestèlè” utilizzando il “mòl” rimasto dalle precedenti lavorazioni è ciò per impregnare il legno di sostanza e renderlo dolce. Quindi le “mèstèlè” vengono sciacquate e fatte asciugare davanti al fuoco, dopodichési capovolgono nel “chèzenèl”, locale dove si deposita il latte, pronte per accogliere il nuovo latte.