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Bagòss: formaggio tipico di Bagolino
Formaggio locale dal gusto particolare e caratteristico
noto ed elogiato, come ricorda il Cocchetti già nel 1858.
Il bagòss, oggetto da sempre di favorevoli apprezzamenti,
venne premiato allEsposizione che si tenne a Milano, nel lontano
1874, in persona di G. Scalvini detto Zorzara. Linconfondibile
gusto del bagòss, è dovuto al foraggio
che cresce sui pascoli di Bagolino, ed in particolare sui monti
di Vaia, Bruffione, della Misa e del Maniva. Lesperto malghese
precisa che i pascoli dovrebbero essere ingrassati solo con letame.
Le mie guide aggiungono, richiamandomi limportanza
di questo particolare, che il foraggio raccolto nei prati del solìf,
cioè nei prati esposti al sole, dà un latte che dovrebbe
sede messo, durante la cottura, ad un fuoco vivo e violento perché
il foraggio che ha data il lette è forte. Lerba
che è cresciuta nei prati del Vac ovvero nei
pascoli esposti allombra, dà un latte che necessita
di fuoco più dolce e continuo per essere portato alla giusta
temperatura.
Come si ottiene questo formaggio da buongustai, che anche ai non
intenditori lascia un bouquet nuovo, diverso da tutti gli altri
formaggi, sempre tentatore ed invitante?
La pratica dà quel tocco particolare ed inimitabile. I montanari
hanno appreso dalla tradizione che il bagòss
in concreto nasce così:
- Si prende il latte appena munto e si filtra attraverso
rami di daze (rami di conifere) che vengono messi
sul fondo del cul, il secchio con il fondo bucato.
Quindi si riempiono le mèstèle, mastelli
di legno;
- Dopo averlo lasciato riposare per un giorno ed
una notte, il latte viene delicatamente spannato con
le bazie (scodelle di legno) o con un recipiente di
rame forato, mènèstèr forà;
la panna tolta si mette nella macchina a manovella per fare il
burro.
- Il latte viene versato nella chèlderè
che è appesa ad un marchingegno mobile detto segàgn
e quindi si accende il fuoco;
- Il casaro comincia a mescolare il latte con la
resolè, rotella di legno a manico lungo, facendo
attenzione ad allontanare o avvicinare il segàgn
dal fuoco in modo da mantenere sempre la temperatura voluta. Quando
la massa raggiunge i 37 gradi, il paiolo viene tolto
dal fuoco per aggiungervi il caglio in polvere. Per fare il caglio
una volta si adoperavano i testicoli di vitello fatti essiccare
tenendoli appesi alla cappa; quando erano ben essiccati venivano
ridotti in polvere e aggiunti al latte.
- Dopo aver unito il caglio si attende unora.
Il mandriano prova la consistenza della cagliata con un soffio
(il vecchio casaro mi spiega che il soffio deve provocare tre
cerchi, tre rughe e allora la cagliata è pronta) poi, raggiunta
la giusta densità, la cagliata viene sminuzzata, una prima
volta, con la trizè o la lira specie
di cetra a fili dacciaio. Con la spina, altro
strumento che serve a sminuzzare ulteriormente la cagliata, la
massa lattiginosa viene ridotta in granuli più piccoli.
Il tutto viene rimesso sul fuoco e mescolato con la resolè;
la cagliata è ormai in briciole.
- Lesperto casaro allora attende che il formaggio
si leghi insieme (la temperatura ha raggiunto i 48 gradi) indi
toglie il paioli dal fuoco.
- Quando il formaggio novello ha raggiunto la giusta
consistenza, facendo cioè presa e legandosi in una sola
massa, viene estratto dalla caldaia con una bacinella di legno
e poi tagliato in pezzi macellato e premuto nella
fascera di legno che serve a modellare il bagòss.
- La fascera viene portata nel rèolt
(locale apposito) e qui, dopo i riti della salatura in superficie
e delle rivoltature, la forma di formaggio è pronta per
la stagionatura che dura ben tre anni. Non mancano in questa fase
oliature, raschiature, rivoltamenti ed assaggi, con lago
zigrinato, per giudicarne il gusto. Per avere una forma di formaggio
bagòss (15-16 Kg), occorrono circa tre quintali
di latte.
Dice il Veronelli, famoso gastronomo, che il bagòss
è così: pesante e rigoroso già nella
forma, si sprigiona nel taglio alto il profumo largo e penetrante
ha un sapore forte, saldo, gustoso. Fosse in Francia, che dico in
Francia, in Olanda, in Danimarca, in Teutonia, formaggio simile
avrebbe denominazione e protezione di mercato.
Il lavoro continua...
Tolto il formaggio si rimette il paiolo sul
fuoco con il mòl, che è il liquido
siero rimasto e si fa scottare. Con la sostanza che affiora si faranno
i fioricc e la ricotta puinè. Se
il siero è di capra si otterranno dei puinì.
Il mandriano lava le mestèlè utilizzando
il mòl rimasto dalle precedenti lavorazioni è
ciò per impregnare il legno di sostanza e renderlo dolce.
Quindi le mèstèlè vengono sciacquate
e fatte asciugare davanti al fuoco, dopodichési capovolgono
nel chèzenèl, locale dove si deposita
il latte, pronte per accogliere il nuovo latte.
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