Autore: BagolinoWeb


Il veleno nero colpisce una vita umana


La bibita preferita di milioni di persone si tradisce. Sembra che questa volta, quello che da alcuni viene denominato il ” veleno nero”, l’abbia fatta veramente grossa. Dopo i molti esperimenti per dimostrare che la bevanda è corrosiva e che contiene sostanze estremamente nocive, un caso successo in Brasile nel 2000,ma venuto alla luce solo adesso, ci mostra il risultato che può avere la” bevanda” sul corpo umano. I social-network Brasiliani da 10 giorni mostrano l’indignazione della popolazione per la triste storia di Wilson Batista Rezende.

Ma chi è quest’ultimo di cui non si sente assolutamente parlare?

Non è sicuramente per il suo lavoro da orologiaio che Wilson è diventato un argomento che ha scosso la quotidianità di migliaia di Brasiliani che fino ad ora riempivano i propri bicchieri con litri della bevanda presentata su un tavolo di un “allegra famiglia”. Sicuramente chiunque sia venuto a conoscenza di questa storia molto probabilmente non vorrà più bere quella bibita che ha portato babbo natale nelle nostre case. La vita di Wilson è stata cambiata da una cassa di 6 bottiglie di Coca-Cola. Soltanto pochi giorni fa, la rete Brasiliana Record, ha raccontato questo caso che è rimasto nascosto per ben 13 anni.

Nel 2000 infatti Batista aveva già intentato una causa contro la multinazionale, ma la sua lamentala è caduta nel vuoto. Oggi veniamo finalmente a conoscenza di ciò che ha distrutto la sua vita. Rezende  non ha nemmeno avuto il tempo di consumare le 10 bottiglie acquistate, infatti subito dopo la prima sorsata, secondo il suo personale racconto, ha sentito bruciare gli organi e immediatamente il sapore di sangue ha raggiunto la sua bocca. Nell’intervista vediamo quali sono stati effettivamente i danni causati da quel semplice e “inoffensivo” goccio di Coca-Cola.

Lui appena ha sentito quel malessere ha provato a contattare l’azienda produttrice,  ma quest’ultima non gli ha dato minimamente retta. Allora ha deciso di andare all’ospedale e li gli hanno confermato le sue sensazioni. La diagnosi è stata di intossicazione da veleno per topi. A questo punto Wilson decide di chiamare nuovamente il produttore per sollecitare un controllo dei prodotti, e comunicargli i danni che quest’ultimi gli avevano causato.

La multinazionale manda un suo funzionario a casa di Batista per prelevare due bottiglie della fatidica cassa. Dopo essere state portate via dalla sua dimora quest’ultime sono state distrutte. Perfortuna che Rezende ebbe l’accortezza di conservare una bottiglia che ormai è diventata l’immagine più diffusa sul web, quella contenente la testa di un ratto. Quest’ultima viene conservata in una specie di cassaforte per non rischiare che venga anch’essa eliminata. Wilson la tiene stretta essendo l’unica prova che dimostra ciò che gli è successo.

Sempre nella stessa intervista dichiara che non vuole diventare milionario con questa storia, ma vorrebbe che gli venisse resa la sua vita di prima.

Fino a questo momento la Coca-Cola non si è ancora presa le sue responsabilità per questi danni, e in data 18/09/2017 ha dichiarato su Facebook che:

” Rispetto al caso di un cosumatore registrato nell’anno 2000 e recentemente trasmesso dai mezzi di comunicazione, la Coca-Cola Brasil chiarisce che: Tutti i nostri prodotti sono sicuri, e gli ingredienti utilizzati vengono approvati dagli organi regolatori, da un storico di compromesso e rispetto verso i nostri consumatori. I nostri processi di fabbricazione, e i rigidi protocolli di controllo di qualità e igiene rendono impossibile che un roditore entra in una bottiglia nelle nostre fabbriche. Ci dispiace per lo stato di sanità del consumatore ma riteniamo che il fatto allegato non abbia nessun fondamento ed è totalmente sbagliata l’associazione tra il consumo del prodotto e il suo stato di salute. Per avere maggiori informazioni sulla qualità dei nostri prodotti, utilizza i nostri canali ufficiali di comunicazione con i consumatore…”

Sembra ironico l’invito a contattare l’azienda per maggiori informazioni, dipende sempre da che tipo di necessità si hanno.

Questo caso ha portato i mezzi di comunicazione di massa a diffondere alcuni dati rispetto alle sostanze contenute nella bevanda, che possono danneggiare e di conseguenza causare gravi problemi alla salute. Il Brasile ha un ulteriore rischio, infatti il marchio produce la bevanda con un livello di caramello colorante 4 che negli Stati Uniti è stato vietato dall’agenzia di controllo della salute.

Regione Lombardia riduce i fondi per lotta all’infiltrazione mafiosa


La giunta regionale della Lombardia, che ha come Presidente della Regione l’ex Ministro dell’Interno Maroni,  ha ridotto i fondi per la lotta alle infiltrazioni mafiose nella regione. Non che prima i fondi per la lotta alla mafia fossero sostanziosi, perché si parlava di un impegno di 600 mila euro l’anno fino al 2016; ora la cifra è stata abbassata a 200 mila euro l’anno. I restanti 400 mila euro sono stati destinati a indennità per commissioni a Enti della Giunta che con la mafia centra ben poco.

E’ un fatto estremamente grave perché vuol dire non essere in grado o non voler comprendere l’entità del problema. La Lombardia è un territorio di grande business per l’ndrangheta calabrese, soprattutto nel campo dell’edilizia. In molti comuni le famiglie appartenenti ai clan hanno un vero e proprio monopolio nel campo delle costruzioni grazie a gare di appalti truccate. Le numerose giunte comunali sciolte nell’hinterland milanese per mafia ne sono la prova. Primo fra tutti è stato il comune di Sedriano a cadere per mafia. Nel 2010 grazie all’inchiesta “Infinto”, un’operazione congiunta contro la mafia al Nord e al Sud che ha portato all’arresto di 154 persone al Nord e 156 al Sud, ha svelato un vero e proprio impianto dell’ndrangheta nel comune di Desio, che ha provocato la caduta della giunta Pdl-Lega. Come riportava “Il Fatto Quotidiano” qualche mese fa, all’epoca  il “ras” del Pdl a Desio era Massimo Ponzoni, plenipotenziario del governatore Roberto Formigoni in Brianza. Gli inquirenti lo definiscono “capitale sociale” dell’organizzazione mafiosa.

Ma la vera culla dell’ndrangheta calabrese al nord è rappresentata dalla zona Ovest di Milano. In quest’area  è presente la vera città simbolo dell’ndrangheta al nord, Buccinasco, definita dagli inquirenti come “la Platì del nord”. Qui operano il clan Barbaro-Papalia, veri monopolisti del movimento terra. Il clan aveva ottenuto nel 2003 il pagamento di 40 mila euro per i lavori nel parco “spina verde” nonostante erano già stati assegnati formalmente ad un altro imprenditore. Il sindaco Maurizio Carbonera racconterà a processo di una riunione tra i Barbaro, l’ex sindaco Lanati, il capo dell’ufficio tecnico e l’imprenditore che aveva ricevuto l’appalto. Carbonera racconta che questi ultimi “ne uscirono tesi e spaventati”. Anche a Buccinasco la giunta e stata sciolta e il penultimo sindaco Loris Cereda del Pdl è stato arrestato ed ora è ancora sotto processo per corruzione. Non solo Buccinasco, anche la giunta di Trezzano sul Naviglio è stata sciolta.

Intorno al 1984 nasce in Lombardia una struttura di vertice dell’ndrangheta, chiamata camera di controllo della Lombardia, o semplicemente Lombardia. Questa struttura ha il compito di gestire le controversie tra i locali dell’ndrangheta nell’omonima regione. I locali sono formati da più rami dell’organizzazione mafiosa che comprende più ndrine o più famiglie che operano in una determinata area geografica. Le locali gestita dalla Lombardia di cui fino ad ora si è a conoscenza sono quelle di Bollate, Bresso, Canzo, Cormano, Corsico, Desio, Erba, Limbiate, Legnano, Mariano Comense, Milano, Pavia, Pioltello, Rho, Seregno, Solaro.

Tuttavia il Ministero dell’Interno ha stanziato un fondo usura per risarcire coloro che abbiano subito danni a causa di attività estorsive di 1 640 000 euro. Il problema è che questa cifra è gestita da Finlombardia, una delle più grosse finanziarie pubbliche italiane fusa nel 2012 con la Cestec. Il direttore generale è Giorgio Papa, uomo Lega, mentre il vicedirettore è Lampugnani Giorgio, uomo Pdl-Cl vicino alla vecchia gestione Formigoni. Ci sarà una distribuzione equa tra i veri bisognosi?

Paccheri con Ciuffetti di Calamaro


Ben ritrovati cari lettori in questa nuova ricetta. Oggi un primo piatto di mare con ingredienti di qualità dal sapore sopraffino. I Paccheri con Ciuffetti di Calamaro.

Nato dalla tradizione Napoletana questo piatto Partenopeo racchiude in se profumi e consistenze meravigliosi. Variante della famosa Calamarata, nome molto spesso abusato, che prevede l’utilizzo di un formato di pasta più corto, che ricorda, come forma, quella di un anello di totano con cui viene servita.

Il trucco della buona riuscita della ricetta risiede nella cottura dei due ingredienti principali. La pasta, molto al dente ed i ciuffetti di calamaro, appena scottati.

Vediamo insieme gli ingredienti (1 porzione)

  • Paccheri lisci : 80 gr
  • Ciuffeti di Calamaro : 100 gr
  • Pomodorini o pomodoro da sugo : 50 gr
  • Aglio : 1 spicchio
  • Peperoncino : 1 piccolo
  • Olio Extravergine di Oliva q.b.
  • Prezzemolo q.b.

Cominciamo dalla pulizia dei ciuffetti di calamaro. Con il pollice e l’indice della mano afferrate il mollusco all’attaccatura di testa e tentacoli e tirate per separarli. Infilate un dito all’interno del ciuffo per eliminare la bocca. Strappate i due tentacoli più lunghi.

Il risultato al termine è dato dalla presenza dei soli ciuffi di tentacoli che vedete in foto che aprirete a metà.

Mettete a bollire l’acqua salata per la pasta. Il pacchero va mantenuto al dente ma prevede comunque una cottura di 20 minuti, tempo troppo lungo per preparare il sugo.

Passiamo al pomodoro. Se avete optato per dei ciliegini tagliateli a metà altrimenti formate una dadolata grossolana.

Quando mancheranno circa 7 minuti al termine della cottura della pasta fate scaldare in una padella antiaderente l’olio extravergine, uno spicchio di aglio e il peperoncino. Una volta dorati rimuoveteli e aggiungete il pomodoro ed i ciuffetti di calamaro. Aggiustate di sale e fate scottare per circa 5 minuti finchè non vedrete i molluschi arricciarsi. Il segreto sta tutto in questo passaggio, che se prolungato farà si che il pesce risulti duro e stopposo. Aggiungete un paio di cucchiai di acqua della pasta carica di amido e saltate insieme ai paccheri per 2 minuti. Un giro di prezzemolo fresco appena tritato termina il piatto.

E voilà, un primo eccezionale con sapori mediterranei intensi molto profumato.

Mi raccomando se vi è piaciuto lasciate un mi piace ed un commento, iscrivetevi alle pagine social e come sempre…

Bon appètit

Storia del melone d’inverno, bene prezioso per le famiglie contadine


La storia del melone d’inverno affonda le sue radici nella cultura e nelle abitudini delle famiglie contadine siciliane, in particolare nell’usanza di conservare e consumare i meloni verdi e gialli anche durante la stagione invernale, dopo l’estate della raccolta. Tradizionalmente i produttori erano chiamati nuvarari, dal campo in cui lavoravano, la nuara, che era anche il luogo in cui gli agricoltori e le loro famiglie permanevano durante il periodo della raccolta. Fra le distese coltivate venivano realizzati dei ricoveri, detti pagghiari, preposti ad ospitare le famiglie e a consentirne il riposo. La semina avveniva nel periodo tra maggio e giugno, direttamente in campo, in apposite buche nel terreno, dette ciacche. A questa fase succedeva quella di diradamento delle piante lasciandone una o al massimo due per postarella. Di seguito le piante venivano rincalzate per favorire lo sviluppo della pianta. Terminato il lavoro, i nuvarari rientravano in paese con i frutti che venivano conservati in casa, appesi al soffitto o riposti in un luogo fresco e ventilato. In tal modo i meloni riuscivano a mantenere intatte le loro caratteristiche durante l’inverno, addirittura migliorando il sapore con il passare del tempo. Il melone rappresentava quindi un bene prezioso per le famiglie contadine, che potevano ricorrere alla loro riserva di frutta fresca anche durante la stagione di magra.

Le origini della pianta, nel suo nome scientifico Cucumis melo, sono ancora incerte. Alcuni studiosi propendono per origini asiatiche, con una primaria diffusione in India e Cina, altri per quelle africane. La prima notizia storica certa risale al I secolo d.C. e si riferisce alla decorazione di un vaso, ritrovato ad Alessandria d’Egitto, e raffigurante una cornucopia nella quale si scorge la figura di un melone. L’introduzione nel nostro paese potrebbe risalire invece, come attestano alcuni dipinti rinvenuti ad Ercolano, all’Era Cristiana. Già nel IV secolo d.C. lo storico siciliano Diodoro Siculo citava il melone tra le piante coltivate in Sicilia. La coltivazione della varietà Inodorus sull’isola si estese a partire dal XVII secolo, restando per secoli appannaggio delle classi borghesi, che lo coltivarono nei loro giardini. La produzione restò limitata agli orti familiari fino agli inizi degli anni ‘40, quando furono realizzati i primi impianti a fini economici, nelle aree del trapanese. Solo dopo la metà degli anni ’70, in concomitanza con la crisi dei comparti vitivinicolo e cerealicolo, quando molti produttori spiantarono estensioni di vigneto, la coltura conobbe la diffusione su vaste superfici.

Dashboard X, i widget non sono mai stati così facili


Abbiamo talvolta parlato, sul nostro blog, di widget per la nostra springboard. Tramite l’uso di Winterboard e di pagine HTML appositamente compilate, è infatti possibile inserire widget sullo sfondo del nostro iPhone, seppur con qualche complicazione (vedi maggiore difficoltà nel cambiare sfondo, impostazione del meteo, ecc..).

A titolo di esempio, vi consiglio di dare un’occhiata agli ultimi due postati, SB ClockWeather e Topspring.

Tuttavia, è recentemente approdato nel Cydia Store un tweak molto interessante. Il suo nome è Dashboard X, e permette di utilizzare sulla springboard i widget pensati per il notification center, oltre ad averne di propri, senza l’uso di Winterboard!

Al costo di 1,99$ la personalizzazione della nostra springboard sarà molto più semplice. In edit mode (cioè con le icone che “ballano”) basta tenere premuto in un punto vuoto ed una nuova finestra ci indica i widget disponibili e ci permette di inserirli. Una volta inseriti si potranno spostare nel punto che si preferisce esattamente nello stesso modo con cui si sposta un’icona, tramite trascinamento!

Per ottenere l’effetto mostrato nello screenshot di esempio sarà necessario anche l’uso di iBlank, disponibile gratuitamente in Cydia, per creare lo spazio vuoto dove mettere il widget. Dashboard X infatti mette i widget “sopra” le icone, non le sposta in base alla posizione del widget.

Vi consiglio anche di provare qualche widget che potete trovare sempre in Cydia, come Music Center, NCSettings o Dashtweet. E se avete widget interessanti da proporre a noi e agli altri utenti, vi invito caldamente ad usare i commenti e condividere con tutti i vostri preziosi consigli!

Dashboard X ha molti pregi ma non sono tutte rose e fiori. Oltre al costo, va messa in conto una riduzione dell’autonomia della batteria, oltre ad un ulteriore processo in background oltre ai tanti che già abbiamo, Winterboard in primis. A voi la scelta, io per ora mi trovo bene e ve lo consiglio!