Mese: gennaio 2018


Il veleno nero colpisce una vita umana


La bibita preferita di milioni di persone si tradisce. Sembra che questa volta, quello che da alcuni viene denominato il ” veleno nero”, l’abbia fatta veramente grossa. Dopo i molti esperimenti per dimostrare che la bevanda è corrosiva e che contiene sostanze estremamente nocive, un caso successo in Brasile nel 2000,ma venuto alla luce solo adesso, ci mostra il risultato che può avere la” bevanda” sul corpo umano. I social-network Brasiliani da 10 giorni mostrano l’indignazione della popolazione per la triste storia di Wilson Batista Rezende.

Ma chi è quest’ultimo di cui non si sente assolutamente parlare?

Non è sicuramente per il suo lavoro da orologiaio che Wilson è diventato un argomento che ha scosso la quotidianità di migliaia di Brasiliani che fino ad ora riempivano i propri bicchieri con litri della bevanda presentata su un tavolo di un “allegra famiglia”. Sicuramente chiunque sia venuto a conoscenza di questa storia molto probabilmente non vorrà più bere quella bibita che ha portato babbo natale nelle nostre case. La vita di Wilson è stata cambiata da una cassa di 6 bottiglie di Coca-Cola. Soltanto pochi giorni fa, la rete Brasiliana Record, ha raccontato questo caso che è rimasto nascosto per ben 13 anni.

Nel 2000 infatti Batista aveva già intentato una causa contro la multinazionale, ma la sua lamentala è caduta nel vuoto. Oggi veniamo finalmente a conoscenza di ciò che ha distrutto la sua vita. Rezende  non ha nemmeno avuto il tempo di consumare le 10 bottiglie acquistate, infatti subito dopo la prima sorsata, secondo il suo personale racconto, ha sentito bruciare gli organi e immediatamente il sapore di sangue ha raggiunto la sua bocca. Nell’intervista vediamo quali sono stati effettivamente i danni causati da quel semplice e “inoffensivo” goccio di Coca-Cola.

Lui appena ha sentito quel malessere ha provato a contattare l’azienda produttrice,  ma quest’ultima non gli ha dato minimamente retta. Allora ha deciso di andare all’ospedale e li gli hanno confermato le sue sensazioni. La diagnosi è stata di intossicazione da veleno per topi. A questo punto Wilson decide di chiamare nuovamente il produttore per sollecitare un controllo dei prodotti, e comunicargli i danni che quest’ultimi gli avevano causato.

La multinazionale manda un suo funzionario a casa di Batista per prelevare due bottiglie della fatidica cassa. Dopo essere state portate via dalla sua dimora quest’ultime sono state distrutte. Perfortuna che Rezende ebbe l’accortezza di conservare una bottiglia che ormai è diventata l’immagine più diffusa sul web, quella contenente la testa di un ratto. Quest’ultima viene conservata in una specie di cassaforte per non rischiare che venga anch’essa eliminata. Wilson la tiene stretta essendo l’unica prova che dimostra ciò che gli è successo.

Sempre nella stessa intervista dichiara che non vuole diventare milionario con questa storia, ma vorrebbe che gli venisse resa la sua vita di prima.

Fino a questo momento la Coca-Cola non si è ancora presa le sue responsabilità per questi danni, e in data 18/09/2017 ha dichiarato su Facebook che:

” Rispetto al caso di un cosumatore registrato nell’anno 2000 e recentemente trasmesso dai mezzi di comunicazione, la Coca-Cola Brasil chiarisce che: Tutti i nostri prodotti sono sicuri, e gli ingredienti utilizzati vengono approvati dagli organi regolatori, da un storico di compromesso e rispetto verso i nostri consumatori. I nostri processi di fabbricazione, e i rigidi protocolli di controllo di qualità e igiene rendono impossibile che un roditore entra in una bottiglia nelle nostre fabbriche. Ci dispiace per lo stato di sanità del consumatore ma riteniamo che il fatto allegato non abbia nessun fondamento ed è totalmente sbagliata l’associazione tra il consumo del prodotto e il suo stato di salute. Per avere maggiori informazioni sulla qualità dei nostri prodotti, utilizza i nostri canali ufficiali di comunicazione con i consumatore…”

Sembra ironico l’invito a contattare l’azienda per maggiori informazioni, dipende sempre da che tipo di necessità si hanno.

Questo caso ha portato i mezzi di comunicazione di massa a diffondere alcuni dati rispetto alle sostanze contenute nella bevanda, che possono danneggiare e di conseguenza causare gravi problemi alla salute. Il Brasile ha un ulteriore rischio, infatti il marchio produce la bevanda con un livello di caramello colorante 4 che negli Stati Uniti è stato vietato dall’agenzia di controllo della salute.

Regione Lombardia riduce i fondi per lotta all’infiltrazione mafiosa


La giunta regionale della Lombardia, che ha come Presidente della Regione l’ex Ministro dell’Interno Maroni,  ha ridotto i fondi per la lotta alle infiltrazioni mafiose nella regione. Non che prima i fondi per la lotta alla mafia fossero sostanziosi, perché si parlava di un impegno di 600 mila euro l’anno fino al 2016; ora la cifra è stata abbassata a 200 mila euro l’anno. I restanti 400 mila euro sono stati destinati a indennità per commissioni a Enti della Giunta che con la mafia centra ben poco.

E’ un fatto estremamente grave perché vuol dire non essere in grado o non voler comprendere l’entità del problema. La Lombardia è un territorio di grande business per l’ndrangheta calabrese, soprattutto nel campo dell’edilizia. In molti comuni le famiglie appartenenti ai clan hanno un vero e proprio monopolio nel campo delle costruzioni grazie a gare di appalti truccate. Le numerose giunte comunali sciolte nell’hinterland milanese per mafia ne sono la prova. Primo fra tutti è stato il comune di Sedriano a cadere per mafia. Nel 2010 grazie all’inchiesta “Infinto”, un’operazione congiunta contro la mafia al Nord e al Sud che ha portato all’arresto di 154 persone al Nord e 156 al Sud, ha svelato un vero e proprio impianto dell’ndrangheta nel comune di Desio, che ha provocato la caduta della giunta Pdl-Lega. Come riportava “Il Fatto Quotidiano” qualche mese fa, all’epoca  il “ras” del Pdl a Desio era Massimo Ponzoni, plenipotenziario del governatore Roberto Formigoni in Brianza. Gli inquirenti lo definiscono “capitale sociale” dell’organizzazione mafiosa.

Ma la vera culla dell’ndrangheta calabrese al nord è rappresentata dalla zona Ovest di Milano. In quest’area  è presente la vera città simbolo dell’ndrangheta al nord, Buccinasco, definita dagli inquirenti come “la Platì del nord”. Qui operano il clan Barbaro-Papalia, veri monopolisti del movimento terra. Il clan aveva ottenuto nel 2003 il pagamento di 40 mila euro per i lavori nel parco “spina verde” nonostante erano già stati assegnati formalmente ad un altro imprenditore. Il sindaco Maurizio Carbonera racconterà a processo di una riunione tra i Barbaro, l’ex sindaco Lanati, il capo dell’ufficio tecnico e l’imprenditore che aveva ricevuto l’appalto. Carbonera racconta che questi ultimi “ne uscirono tesi e spaventati”. Anche a Buccinasco la giunta e stata sciolta e il penultimo sindaco Loris Cereda del Pdl è stato arrestato ed ora è ancora sotto processo per corruzione. Non solo Buccinasco, anche la giunta di Trezzano sul Naviglio è stata sciolta.

Intorno al 1984 nasce in Lombardia una struttura di vertice dell’ndrangheta, chiamata camera di controllo della Lombardia, o semplicemente Lombardia. Questa struttura ha il compito di gestire le controversie tra i locali dell’ndrangheta nell’omonima regione. I locali sono formati da più rami dell’organizzazione mafiosa che comprende più ndrine o più famiglie che operano in una determinata area geografica. Le locali gestita dalla Lombardia di cui fino ad ora si è a conoscenza sono quelle di Bollate, Bresso, Canzo, Cormano, Corsico, Desio, Erba, Limbiate, Legnano, Mariano Comense, Milano, Pavia, Pioltello, Rho, Seregno, Solaro.

Tuttavia il Ministero dell’Interno ha stanziato un fondo usura per risarcire coloro che abbiano subito danni a causa di attività estorsive di 1 640 000 euro. Il problema è che questa cifra è gestita da Finlombardia, una delle più grosse finanziarie pubbliche italiane fusa nel 2012 con la Cestec. Il direttore generale è Giorgio Papa, uomo Lega, mentre il vicedirettore è Lampugnani Giorgio, uomo Pdl-Cl vicino alla vecchia gestione Formigoni. Ci sarà una distribuzione equa tra i veri bisognosi?